MICHELE CIULLA
Realizzato tra il 2013 ed il 2019, tra l’Italia e la Russia, Come se nulla fosse stato in nessun luogo, è una riflessione sul proprio tempo, un recupero della memoria, la manifestazione di un desiderio ed il peregrinare verso la sua ricerca. Esorcizzando il dolore e la perdita, frammenti di vita reale fanno emergere il legame tra l’uomo, la sua storia, i suoi affetti e la natura.
Il peregrinare può essere simbolico, condurci nel luogo dove perdemmo un nostro caro, avvicinarci agli affetti appartenuti ad una persona amata, ai profumi, ai suoni. Può anche essere reale. Portarci su strade, per deserti o per mare, facendoci rischiare la vita pur di raggiungere le mete prefissate.
Il desiderio fa sì che si dia inizio al viaggio ed è per rivelarsi al mondo e per prendere coscienza della nostra forza che viene espresso. Lungo il cammino, talvolta si è coscienti dell’irrealizzabilità dell’impresa, talvolta si pazienta aspettando che si aprano nuove strade da seguire, ma soprattutto si continua a sopravvivere con perseveranza. Apprendendo dalla sconfitta e risollevandosi sostenuti dall’idea che da qualche parte possa avverarsi qualcosa, un incontro. Tramite la fotografia si fa fronte alla lesione, si corregge lo sguardo e si ricostruisce. È una forma di resilienza.
Non viene espresso un esito certo, ma si narra, simbolicamente, il perseverare nella ricerca, forse di qualcuno. Nello stesso tempo in cui veniamo invasi dai ricordi, una tensione alla razionalità condanna la nostra memoria ad una sorta di oblio, intimandoci che è come se nulla fosse stato in nessun luogo.
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